donna che si tiene la schiena perché il suo sintomo si ripresenta

Capire quale sia la vera causa di un sintomo — cosa lo produce, cosa lo mantiene nel tempo e cosa ne favorisce la ricorrenza — è un tema su cui, nel campo della salute, esiste ancora molta discussione.

Ogni terapista tende a condividere la propria idea, la propria opinione e il proprio punto di vista, basandosi sul proprio percorso formativo, su ciò che ha studiato, su ciò che gli è stato insegnato e su ciò che ha potuto verificare nella pratica clinica. Tuttavia, questo non significa che tali spiegazioni siano sempre corrette al 100%.

La verità è che esistono ancora molti limiti nella comprensione dei sintomi, soprattutto quando cerchiamo di spiegare perché un disturbo compare o perché fatica a risolversi.

La Mia Ricerca Sull’Argomento

Nutro una profonda passione per questo argomento, una curiosità che negli ultimi 25 anni mi ha spinto a cercare, studiare, frequentare corsi e approfondire continuamente questo vastissimo ambito. Questo percorso mi ha portato — proprio come accade a molti altri terapisti — a sviluppare una mia personale conclusione sull’insorgenza dei sintomi, sul loro perdurare e sul motivo per cui, in alcuni casi, tendono a ripresentarsi.

In questo articolo non troverete “la risposta definitiva” a queste domande, perché ad oggi non esiste una verità assoluta valida per tutti. Il mio intento è semplicemente quello di condividere ciò che ho potuto comprendere e sintetizzare nel corso degli anni, dedicando tempo, studio e passione all’esplorazione del mondo della salute.

Le Cause Di Un Sintomo

Quando parlo di “cause di un sintomo”, mi riferisco a tutti quei fattori che possono realmente portare alla comparsa di un disturbo, oppure che lo fanno ricomparire e perdurare nel tempo. A mio parere, le cause principali sono quattro.

1. Cause fisiche

Rientrano in questa categoria tutti gli elementi che coinvolgono direttamente il corpo:

  • infortuni e traumi;
  • incidenti;
  • uso ripetitivo di una zona senza adeguato recupero;
  • posture scorrette mantenute a lungo;
  • sovraccarichi o movimenti eseguiti in modo non efficiente.

Questi fattori possono generare tensioni, rigidità, infiammazione o alterazioni funzionali che sfociano in dolore.

2. Cause iatrogeniche

Sono quei sintomi che derivano da interventi medici o chirurgici, ad esempio:

  • interventi mal riusciti;
  • cicatrici che tirano i tessuti e generano dolore;
  • protesi o dispositivi posizionati in modo non ottimale.

In questi casi il corpo può sviluppare compensi, rigidità o irritazioni che mantengono il sintomo nel tempo.

3. Cause emotive

Alcune situazioni emotive particolarmente intense — uno shock, un evento improvviso, un periodo di forte pressione psicologica — possono generare tensioni, rigidità o debolezza nelle strutture corporee. Se la circostanza si ripresenta o perdura, il corpo può reagire sempre allo stesso modo, creando sintomi ricorrenti o persistenti.

4. Cause metaboliche / nutrizionali (con una precisazione)

Molti includerebbero anche la nutrizione tra le cause principali. Tuttavia, per arrivare a sviluppare gravi carenze nutrizionali capaci di generare sintomi muscolari o articolari servono condizioni molto estreme. In contesti come il nostro, dove l’alimentazione è generalmente adeguata, queste situazioni sono rare. Le vere cause metaboliche rilevanti sono più spesso legate a disfunzioni sistemiche, infiammazione cronica, alterazioni ormonali o condizioni mediche specifiche — aspetti che richiedono valutazione specialistica.

Approccio Terapeutico: Come Intervenire Efficacemente per Sciogliere un Sintomo

Fermo restando che ogni tessuto del corpo ha tempi fisiologici di guarigione diversi — in base al tipo di struttura coinvolta e al tipo di danno subito — esistono quattro modalità di intervento che possono aiutare una persona a trovare sollievo dai propri sintomi. Questo modello non è stato ideato da me: lo riporto così come mi è stato trasmesso da uno dei miei insegnanti e maestri di vita, Mark Pfister.

1. Intervento fisico / sintomatico

Comprende tutte le forme di trattamento che agiscono direttamente sul corpo e sul sintomo:

  • consulto medico e uso di farmaci;
  • intervento di un terapista fisico, massaggiatore, agopuntore, chiropratico o osteopata;
  • nei casi più complessi, valutazione chirurgica.

Questo tipo di intervento mira a ridurre il dolore, migliorare la mobilità e favorire la guarigione dei tessuti.

2. Intervento psicologico

Talvolta, insieme al sintomo fisico, si sviluppa un rapporto particolare con il dolore: lo si percepisce come un ostacolo, una frustrazione, un limite che condiziona la vita quotidiana. In questi casi, il supporto di uno psicologo può essere utile per:

  • ristrutturare la percezione del sintomo;
  • sciogliere i meccanismi mentali che lo amplificano;
  • migliorare la capacità di affrontarlo.

3. Intervento emotivo

Attraverso un lavoro di ascolto profondo, la persona può avvicinarsi al proprio “sentito”, cioè all’emozione radicata che contribuisce alla creazione o al mantenimento del sintomo — quando non è dovuto a un trauma fisico o a un intervento chirurgico.

La presa di coscienza e il lavoro su quell’emozione possono favorire una progressiva risoluzione del sintomo, soprattutto quando esso è ricorrente o legato a situazioni emotive persistenti.

4. Intervento sul Sé / Io / Anima / Spirito

È un livello di intervento più profondo, da considerare quando la persona non riesce a connettersi con il proprio sentito o con ciò che realmente è. L’obiettivo è aiutarla a:

  • ritrovare la propria forza interiore;
  • accogliere una situazione difficile;
  • reagire in modo più autentico e centrato.

In alcuni casi, questo tipo di lavoro può portare alla risoluzione di sintomatologie che non trovano spiegazione nei livelli precedenti.

Hai domande a riguardo? Non esitare a contattarmi

Referenze

Image by zeshdo from Pixabay

Testo scritto da Oscar Mazzocco e corretto con l’utilizzo di Copilot AI

WhatsApp